Il sale: alla ricerca di quello nascosto

Tutto il sale che mangiamo al di là di quel pizzico che utilizziamo in cucina

sale

Ognuno di noi dovrebbe fare molta attenzione alla quantità di sale che consuma ogni giorno, ma per fare questo non basta semplicemente stare attenti al sale che aggiungiamo alle nostre pietanze.

Limitare l’uso del sale in cucina è sicuramente molto importante, ma dobbiamo considerare che gran parte del sale che consumiamo giornalmente si trova “nascosto”, in quantità anche considerevoli, in una molteplicità di alimenti, alcuni dei quali davvero insospettabili.

Perché molto sale fa male?

Consumare grandi quantità di sale aumenta il rischio di incorrere in patologie come ipertensione, infarto e ictus. Il sale, infatti, aumentando l’osmolarità del sangue, richiama acqua dai tessuti, aumentando la pressione che si esercita sulle pareti delle arterie. Queste quindi perdono la loro naturale capacità elastica e diventano più dure. La conseguenza principale a questo fenomeno è un affaticamento del cuore.

Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un consumo di sale pari a 5 grammi al giorno (che corrispondono a circa 2 grammi di sodio). In Italia se ne consuma almeno il doppio (dai 10 ai 15 grammi), sia perché c’è l’abitudine sbagliata di aggiungere molto sale ai nostri piatti, sia perché gran parte del sale lo assumiamo senza neanche accorgercene.

Impariamo a leggere le etichette

I cibi che contengono più sale sono soprattutto quelli pre-confezionati e dal pronto utilizzo. Questo perché, grazie alle sue proprietà antimicrobiche, il sale impedisce il moltiplicarsi dei batteri, e ciò lo rende un ottimo conservante (infatti molti alimenti vengono conservati sotto sale). Ma sebbene possa risultare scontato che alimenti come salumi, affettati, formaggi, patatine e quant’altro, contengano un’elevata quantità di sale, ci sono alcuni alimenti di cui veramente non potremmo mai sospettare.

Il pane: con esso una svariata quantità di prodotti da forno, come focacce, piadine, pancarrè, brioche, biscotti. Vi sembrerà strano, ma il sale si trova anche in tantissimi prodotti dolci. Questo perché il sale esalta il sapore dello zucchero (infatti in tante ricette per dolci c’è da aggiungere sempre un pizzico di sale).

La carne: generalmente parliamo di quella confezionata, ma non solo di salumi, anche la carne tagliata a fette come ad il rosbif e il tacchino. Una porzione può arrivare a contenere circa 1.050 mg di sodio.

La pizza: chiunque abbia mai mangiato una pizza di sera, sa bene che di notte si scatena una gran sete! Questo proprio a causa della grande quantità di sale contenuto, sia nell’impasto che nel condimento, basti pensare che due fette raggiungono il limite del consumo di sale quotidiano.

Zuppe pronte: anche in questo caso alimenti insospettabili, da qualcuno reputati anche salutari. Invece le zuppe pronte, anche per il loro contenuto di glutatammato monosodico, possono contenere fino a 940 mg di sodio.

Attenzione anche al dado da brodo e alla salsa di soia, nei quali la concentrazione di sale è davvero elevata.

Per questo motivo è importantissimo leggere le etichette e controllare il sale contenuto nel prodotto che stiamo per acquistare.

Inoltre, dovremmo ricordarci di utilizzare più spesso spezie ed aromi per insaporire le nostre pietanze, anche perché l’amore per i cibi salati è solo frutto di un’abitudine e il palato si può facilmente rieducare nel giro di un paio di settimane.

 

Dott.ssa Carmen Pagano

Dott.ssa Carmen Pagano
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Laureata nel 2014 all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” in Biologia. Nel mio percorso di studio ho indirizzato la mia formazione verso la Nutrizione, da sempre la mia passione, con un curriculum specifico che comprendeva discipline come la fisiologia, fisiologia della Nutrizione, biochimica della nutrizione, microbiologia degli alimenti, regolazione del peso corporeo, dietetica, nutrizione avanzata, nutrizione applicata e chimica degli alimenti. Dopo la laurea ho svolto attività di ricerca ottenendo pubblicazioni su varie riviste scientifiche. Perfezionata durante il corso di studi in “Nutrizione Ottimale” e in “Igiene e tecnologie degli alimenti”, attualmente svolgo l’attività di Biologa Nutrizionista, dopo aver conseguito l’abilitazione all’esercizio professionale nel 2015.

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