Cattiva digestione: cause, rimedi e alimentazione

cattiva digestione

La cattiva digestione è un problema molto diffuso nella popolazione occidentale. I disturbi digestivi, definiti con il termine generico di dispepsia, causano una serie di sintomi, tra cui i più comuni sono: bruciore di stomaco, pesantezza, rigurgito acido, eruttazione, sensazione di gonfiore addominale e talvolta anche dolore nella parte alta dell’addome.

Le cause

Le cause possono essere molteplici. La cattiva digestione può essere il sintomo di diversi disturbi o patologie, che vanno dalle più lievi come gastrite, ulcere, reflusso gastrico causato da H. Pylori, calcolosi biliare, celiachia, alle più serie, come il cancro allo stomaco o altre patologie tumorali.

Anche l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come l’aspirina, possono alterare la funzionalità del nostro apparato digerente e influire sulla cattiva digestione.

Ma non spaventatevi perché il più delle volte la causa risiede nelle cattive abitudini alimentari, quindi in una dieta scorretta, la sedentarietà, e in altri elementi come l’obesità o l’abuso di fumo e alcol. Lo stile di vita, infatti, può incidere profondamente sulla digestione, come ad esempio l’abitudine di consumare cibi già di per sé difficili da digerire perché ricchi di grassi, come carni conservate, insaccati, formaggi stagionati, fritture, oppure cibi precotti o semi-pronti dalla rapida preparazione.  Inoltre, in una società dai ritmi più frenetici, si dà sempre meno spazio alla pausa pranzo, finendo per consumare il nostro pasto in tempi troppo brevi che non danno modo al nostro organismo di digerire in modo appropriato.

Rimedi e Alimentazione

Innanzitutto bisogna accertarsi che la causa della cattiva digestione non sia la presenza di qualche altra patologia. Dunque bisogna indagare con il proprio medico in modo adeguato ed eventualmente iniziare una terapia farmacologia per risolvere il possibile problema alla base.

Eliminare gli eventuali fattori di rischio, come l’assunzione di farmaci FANS, o il vizio del fumo e il consumo di alcol.

Agire sullo stile di vita e sull’alimentazione. Mangiare di fretta e masticare in modo approssimativo e inadeguato influisce tantissimo sulla digestione. La digestione infatti inizia già nella bocca ad opera di un enzima presente nella saliva che è l’amilasi salivare, deputato alla digestione dell’amido. Quindi più mastichiamo più diamo a questo enzima il tempo di agire e di rendere migliore la nostra digestione; inoltre masticare in modo appropriato ci permette di triturare il cibo in frammenti molto piccoli che, per le loro ridotte dimensioni, saranno meglio digeriti nello stomaco.

Inoltre sarebbe opportuno preferire di suddividere l’alimentazione giornaliera in pasti più piccoli e frequenti, piuttosto di fare un unico pasto abbondante. Questo ci permette anche di svuotare più frequentemente la colecisti che spesso è alla causa del problema.

Anche il metodo di cottura fa la differenza, la frittura ad esempio rende molto difficoltosa la digestione, come anche la parte abbrustolita delle pietanze grigliate, mentre la cuocere gli alimenti al vapore o lessi, condendoli con olio evo a crudo, li rende sicuramente più leggeri.

Le verdure crude, come finocchio, sedano o cetrioli, consumate prima del pasto sembrano essere un valido aiuto contro la cattiva digestione; il finocchio d’altronde possiede di per sé proprietà digestive.  Anche un bicchiere di acqua frizzante, magari con una premuta di limone (solo se non siamo in presenza di gastrite o di ulcere gastriche), bevuto dopo il pasto può aiutarvi a digerire meglio.

 

Dott.ssa Carmen Pagano

Dott.ssa Carmen Pagano
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Laureata nel 2014 all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” in Biologia. Nel mio percorso di studio ho indirizzato la mia formazione verso la Nutrizione, da sempre la mia passione, con un curriculum specifico che comprendeva discipline come la fisiologia, fisiologia della Nutrizione, biochimica della nutrizione, microbiologia degli alimenti, regolazione del peso corporeo, dietetica, nutrizione avanzata, nutrizione applicata e chimica degli alimenti. Dopo la laurea ho svolto attività di ricerca ottenendo pubblicazioni su varie riviste scientifiche. Perfezionata durante il corso di studi in “Nutrizione Ottimale” e in “Igiene e tecnologie degli alimenti”, attualmente svolgo l’attività di Biologa Nutrizionista, dopo aver conseguito l’abilitazione all’esercizio professionale nel 2015.

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