Diabete insipido: non il solito diabete. Ecco perchè

Spesso confuso col diabete mellito, mostra un'eziologia totalmente diversa

diabete

Secondo l’OMS, il diabete, ad altre patologie del sistema cardiovascolare, costituisce una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati, più del cancro. Sono molteplici le campagne di sensibilizzazione che si susseguono anno dopo anno per informare le persone dell’importanza che la prevenzione può avere sull’incidenza di queste patologie. Tra le cose da sapere, vi è sicuramente la differenza tra diabete mellito e diabete insipido. La prima differenza che si evidenzia tra queste patologie è che, nel caso del diabete insipido, non si verifica un aumento eccessivo della glicemia.

La salute passa per un ormone

A differenza del mellito, il diabete insipido coinvolge il sistema neuroendocrino che normalmente è deputato alla regolazione di alcune attività renali. L’ipotalamo, presente nel cervello in stretto contatto con l’ipofisi, produce vari fattori tra cui l’ormone antidiuretico (ADH), detto anche vasopressina. L’ADH agisce a livello renale regolando il riassorbimento di acqua. Il ruolo dell’ormone è quindi quello di limitare la diuresi. Quando questo meccanismo di regolazione si danneggia, si verificano i sintomi distintivi del diabete insipido: poliuria e polidipsia. Il primo termine sta ad indicare un’eccessiva produzione di urine caratterizzate da una bassissima concentrazione di soluti. È da questa caratteristica che probabilmente deriva la definizione di diabete “insipido”. Per polidipsia, invece, s’intende un’elevata introduzione d’acqua. Questa condizione si manifesta in risposta alla poliuria in quanto l’organismo reagisce attivando il meccanismo della sete per compensare la quantità di liquidi che si perdono con le urine. In media, un individuo affetto da diabete insipido può bere anche 15 litri d’acqua al giorno ed espellere circa 10 litri di urine.

Punti critici del sistema

Il meccanismo alla base di questa patologia può coinvolgere più punti del sistema. In base a questa caratteristica si possono distinguere infatti il diabete insipido centrale e il diabete insipido nefrogenico.

Il diabete insipido centrale è determinato dalla mancata produzione di ADH. In tale condizione, ai reni non arriva nessun segnale che indichi la necessità di ridurre la produzione di urine.

Nel caso del nefrogenico, l’ADH è prodotto normalmente ma il problema risiede nel sistema che serve a “sentire il segnale”. In generale, le cellule sintetizzano delle proteine, dette recettori, il cui ruolo è di riconoscere un determinato ormone così come un antenna capta il segnale presente nell’aria. Se si verifica un malfunzionamento di queste “antenne” il segnale non viene captato. È proprio questo il caso del diabete insipido nefrogenico, dove l’ADH non viene riconosciuto da specifici recettori posti a livello delle cellule renali. In realtà questa forma di diabete insipido può essere determinata anche dal malfunzionamento di un’altra proteina il cui ruolo è quello di permettere il passaggio di acqua: l’acquaporina 2. Al di là delle forme, i sintomi principali non cambiano.

Molto probabilmente, il nome “diabete” è stato associato al fatto che anche in caso di diabete Mellito si verificano condizioni di poliuria e polidipsia. In quel caso però, l’ormone coinvolto è l’insulina, da anni nota anche ai non addetti ai lavori.

Giuseppe Amato

Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista
Informazioni su Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista 47 Articles
Nel 2014 ho conseguito la Laurea in Biologia con lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nell’ambito del percorso di studi ho scelto il curriculum specifico di Biologia della Nutrizione incentrando così la mia preparazione sulle principali discipline del campo tra cui fisiologia della nutrizione avanzata, nutrizione applicata, chimica degli alimenti, biochimica della nutrizione. Parallelamente al completamento del percorso di studi, ho conseguito il Perfezionamento in Nutrizione Ottimale che mi ha permesso di approfondire molti aspetti teorico-pratici della nutrizione applicata. Laureato e perfezionato, nello stesso anno ho ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione. Attualmente svolgo la professione di biologo nutrizionista in ambito privato senza tralasciare la mia passione per l'attività di divulgazione, di prevenzione e per il sociale.

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