Fegato grasso: dieta come base del trattamento della steatosi epatica

Per steatosi epatica si intende l’accumulo anomalo di trigliceridi nel fegato. L’insorgenza di questa patologia, in particolar modo la forma non alcolica detta NAFLD (Non-Alcholic Fatty Liver Desease) è strettamente connessa alle abitudini alimentari.

IL RUOLO DEL FEGATO NEL METABOLISMO DEI GRASSI
L’accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche è diretta conseguenza di un’eccessiva introduzione di lipidi. L’elevata percentuale di questi nella dieta e soprattutto l’elevata presenza di grassi saturi, determina una sorta di distorsione nei meccanismi metabolici che regolano la produzione nel fegato e lo stoccaggio dei grassi nel tessuto adiposo. Fisiologicamente, i nutrienti assorbiti a livello intestinale arrivano tramite la circolazione sanguigna al fegato, che ha una funzione simile a quella di una grande stazione di smistamento (per i lipidi il percorso per arrivare al fegato comprende un passaggio attraverso il sistema linfatico). Attraverso una serie complessa di meccanismi biochimici, il fegato è in grado di convertire la maggior parte dei nutrienti in acidi grassi e viceversa. A seconda delle esigenze dell’organismo poi, i grassi prodotti potranno essere utilizzati, ad esempio, come carburante per i muscoli in caso di attività fisica oppure stanziare nell’adiposo costituendo una riserva energetica.

QUANDO IL MECCANISMO S’INCEPPA
Nei soggetti in cui un’alimentazione ad elevato contenuto di grassi non è adeguatamente bilanciata da un buon livello di attività fisica, può determinarsi un ingorgo nella nostra stazione di smistamento. La quantità di grassi che provengono dall’assorbimento intestinale supera la velocità del fegato ad impacchettarli e inviarli alle stazioni successive (muscolo scheletrico o tessuto adiposo). Ciò si traduce in una presenza costante di una quantità eccessiva di trigliceridi nel fegato. Se la quantità di questi aumenta oltre un certo livello può determinare un malfunzionamento generale della stazione a cui segue il danneggiamento e quindi l’instaurarsi dello stato patologico.

IL RUOLO DELLA DIETA
Alla luce di quanto spiegato finora, la domanda è: “Come si può liberare l’ingorgo generatosi in una stazione di smistamento?”. Due sono le alternative: aumentare la velocità di smistamento della stazione (e nel caso del fegato questo non si può ottenere) oppure diminuire la quantità di carico da smistare.
La maggior parte degli studi individua ad esempio nell’olio d’oliva un buon alleato nella prevenzione di questa patologia. Una dieta che preveda la diminuzione selettiva dell’apporto di grassi saturi a favore dei mono e polinsaturi si rivela ancora una volta un valido alleato nella battaglia alla steatosi. Aumentare quindi il consumo di cibi di origine vegetale e selezionare quelli di origine animale, evitare bevande alcoliche e zuccherate si rivela la base di una dieta che possa contribuire sostanzialmente alla risoluzione di questa condizione patologica.

Giuseppe Amato

Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista
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Nel 2014 ho conseguito la Laurea in Biologia con lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nell’ambito del percorso di studi ho scelto il curriculum specifico di Biologia della Nutrizione incentrando così la mia preparazione sulle principali discipline del campo tra cui fisiologia della nutrizione avanzata, nutrizione applicata, chimica degli alimenti, biochimica della nutrizione. Parallelamente al completamento del percorso di studi, ho conseguito il Perfezionamento in Nutrizione Ottimale che mi ha permesso di approfondire molti aspetti teorico-pratici della nutrizione applicata. Laureato e perfezionato, nello stesso anno ho ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione. Attualmente svolgo la professione di biologo nutrizionista in ambito privato senza tralasciare la mia passione per l'attività di divulgazione, di prevenzione e per il sociale.

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