Helicobacter Pylori: cosa mangiare?

Helicobacter pylori

Helicobacter Pylori è un batterio gram negativo, di forma ricurva, che riesce a colonizzare la mucosa gastrica nonostante il pH molto acido dello stomaco crei un ambiente generalmente ostile per la crescita batterica.

Il nostro stomaco, infatti, attraverso la produzione di acido cloridrico da parte di alcune cellule appositamente deputate, le cellule ossintiche (o parietali), ha proprio il compito di rendere il cibo più sicuro, eliminando l’eventuale presenza di batteri patogeni che potremmo introdurre con l’alimentazione. Il batterio Helicobacter Pylori invece, non solo riesce a sopravvivere alle condizioni estreme di acidità gastrica, ma grazie ad alcuni meccanismi propri della fisiologia del batterio, riesce a creare attorno a sé un microambiente alcalino che lo protegge e gli permette di colonizzare e proliferare in corrispondenza della mucosa gastrica.

Questo batterio è il principale responsabile di gastrite e di ulcera (sia gastrica che duodenale), perché grazie alla sua forma a spirale e alla presenza di flagelli (strutture locomotrici tipiche dei batteri), Helicobacter Pylori riesce a non essere trasportato passivamente dallo strato più superficiale del muco gastrico e di raggiungere la parte più profonda, meno viscosa e mobile, penetrando nel tessuto. Inoltre H.P. produce sostanze che richiamano i mediatori dell’infiammazione, causando uno stato infiammatorio che nella maggior parte dei casi diventa cronico. Tutto ciò può comportare la degenerazione dell’epitelio e un aumento della secrezione acida.

I sintomi più comuni sono bruciore o dolore nella parte alta dello stomaco soprattutto a digiuno, e a livello addominale se l’ulcera è duodenale, difficoltà digestive, nausea e reflusso gastroesofageo.

Persone che soffrono di infezione da Helicobacter Pylori, devono innanzitutto seguire una terapia medica con antibiotici e inibitori di pompa. La terapia è fondamentale poiché è ormai risaputo che casi di gastrite cronica da H.P. non curati o trascurati, possono anche portare all’insorgenza di cancro allo stomaco.

Quale può essere la terapia nutrizionale?

La terapia nutrizionale deve essere mirata ad evitare alcuni cibi che vanno ad aumentare la secrezione di succhi gastrici, che esercitano una pressione sullo stomaco favorendo il reflusso gastrico.

Vanno evitati: il caffè, anche quello decaffeinato, il thè, l’alcol, le bevande gassate, le spezie, soprattutto quelle piccanti, i cibi fritti, e in generale gli alimenti molto grassi, ma anche quelli eccessivamente zuccherini, cibi in scatola, insaccati e formaggi e cibi affumicati. Inoltre bisogna evitare di fare pasti unici e abbondanti per evitare di irritare ulteriormente la mucosa. È utile infatti in questi casi ripartire l’alimentazione in più pasti, cioè mangiare poco e più spesso.

Sono consigliati: frutta e verdura, che con il loro potere alcalino possono contrastare l’ipersecrezione acida, ortaggi, come le patate, e legumi. Sì agli acidi grassi polinsaturi, di tipo omega3 e omega 6, poiché sono precursori delle prostaglandine che regolano il processo infiammatorio con effetti protettivi nei riguardi delle mucose, in particolare quelle gastriche. Si consiglia inoltre un’integrazione di Vitamina C e Zinco, poiché queste sostanze aiutano la riparazione dell’epitelio danneggiato.  Inoltre è importante aumentare il consumo di fibra, poiché persone che effettuano terapie con antiacidi potrebbero avere l’effetto collaterale della stitichezza.

Un altro consiglio è quello di masticare molto lentamente per favorire la digestione, perché come abbiamo detto, quando ci troviamo in presenza di ulcera la digestione non viene effettuata in maniera opportuna da parte dello stomaco, e il cibo resta di dimensioni grossolane. Pertanto è importante favorire una predigestione, a livello della bocca, attraverso una lunga masticazione.

 

Dott.ssa Carmen Pagano

Dott.ssa Carmen Pagano
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Laureata nel 2014 all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” in Biologia. Nel mio percorso di studio ho indirizzato la mia formazione verso la Nutrizione, da sempre la mia passione, con un curriculum specifico che comprendeva discipline come la fisiologia, fisiologia della Nutrizione, biochimica della nutrizione, microbiologia degli alimenti, regolazione del peso corporeo, dietetica, nutrizione avanzata, nutrizione applicata e chimica degli alimenti. Dopo la laurea ho svolto attività di ricerca ottenendo pubblicazioni su varie riviste scientifiche. Perfezionata durante il corso di studi in “Nutrizione Ottimale” e in “Igiene e tecnologie degli alimenti”, attualmente svolgo l’attività di Biologa Nutrizionista, dopo aver conseguito l’abilitazione all’esercizio professionale nel 2015.

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