Stitichezza: l’alimentazione per risolvere il problema

stitichezza

La stitichezza, o stipsi, colpisce gran parte della popolazione, con una frequenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini, con una percentuale di circa il 10% nei paesi industrializzati. Nei bambini la stitichezza è invece più frequente nei maschi (2:1).

 
La stipsi non è una malattia, bensì un sintomo, che può riflettere altre condizioni patologiche, come malattie croniche dell’intestino, diabete, ipotiroidismo, patologie ano-rettali (emorroidi, ragadi, rettocele ecc.), malattie nervose (anoressia), può dipendere dall’assunzione di alcuni farmaci (antiacidi, inibitori di pompa, antidepressivi, oppiacei). Può dipendere però anche da uno stato fisiologico, come ad esempio la gravidanza, che come ben sappiamo, in molte donne, ha proprio questo effetto collaterale, causato dal cambiamento del quadro ormonale. In molti casi, tuttavia, può essere semplicemente la conseguenza di uno scorretto stile di vita e di un’alimentazione sbagliata.
Possiamo parlare di stipsi quando negli ultimi 12 mesi, per almeno 12 settimane, si sono presentati 2 o più di questi sintomi:
– Sforzo eccessivo nelle evacuazioni
– Feci dure (caprine)
– Sensazione di evacuazione incompleta
– Sensazione di blocco o di ostruzione ano-rettale
– Meno di 3 evacuazioni a settimana
– Ricorso a manovre manuali o uso di lassativi
Attenzione: quando a questi sintomi sono associati fenomeni diarroici con feci liquide (alvo alternato), è possibile che ci troviamo in una condizione di colon irritabile o sindrome dell’intestino irritabile (di questo ne parleremo prossimamente).
Non bisogna trascurare questi sintomi perché non curare un problema del genere può ripercuotersi anche sul vostro stato di salute psicologico, aumentando nervosismo ed irritabilità che possono solo peggiorare il problema.

Cosa fare?
Curare l’alimentazione è il primo passo da compiere. In assenza di altre patologie una dietoterapia appropriata, basata su un regime alimentare di tipo mediterraneo, può essere una vera e propria cura contro la stipsi. Come?
– Aumentare la fibra alimentare, soprattutto quella insolubile (ad esempio la crusca), con un’assunzione di almeno 30 grammi al giorno. La fibra trattiene acqua e aumenta la massa fecale rendendola più morbida e più facilmente eliminabile.
– Bere molta acqua.
– Assumere almeno 3 porzioni di frutta e verdura al giorno. Preferire le verdure ricche di acqua (insalate a foglia verde, indivia, cetrioli, finocchi), mentre i frutti da preferire sono quelli ad azione lassativa come kiwi, mela con la buccia, pera matura e prugne secche.
– Preferire alimenti ricchi di prebiotici naturali, quali cipolle, asparagi, carciofi, frumento, soia, porri, crauti, cicoria e indivia belga, che contribuiscono a riequilibrare la flora intestinale che influenza la motilità intestinale.
– Limitare gli alimenti astringenti come limoni, riso bianco, nespole, banane, mele, mirtilli e tè.
– Diminuire l’utilizzo di prodotti raffinati e zuccheri semplici e privilegiare alimenti integrali.
– Limitare il caffè. Può sembrare strano, perché il caffè è un lassativo naturale, ma in alcuni individui che ne bevono troppo può avere l’effetto opposto.
– Fare esercizio fisico. L’esercizio fisico è fondamentale per ripristinare la motilità intestinale.

 

Cosa non fare
– Evitare il più possibile l’assunzione di lassativi, poiché se usati per molto tempo possono avere effetti molto dannosi sul nostro organismo peggiorando la situazione dell’intestino pigro.
Non trascurare lo stimolo. Trascurare lo stimolo induce la progressiva riduzione della sensibilità al riflesso della defecazione.

 

Dott.ssa Carmen Pagano

Dott.ssa Carmen Pagano
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Laureata nel 2014 all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” in Biologia. Nel mio percorso di studio ho indirizzato la mia formazione verso la Nutrizione, da sempre la mia passione, con un curriculum specifico che comprendeva discipline come la fisiologia, fisiologia della Nutrizione, biochimica della nutrizione, microbiologia degli alimenti, regolazione del peso corporeo, dietetica, nutrizione avanzata, nutrizione applicata e chimica degli alimenti. Dopo la laurea ho svolto attività di ricerca ottenendo pubblicazioni su varie riviste scientifiche. Perfezionata durante il corso di studi in “Nutrizione Ottimale” e in “Igiene e tecnologie degli alimenti”, attualmente svolgo l’attività di Biologa Nutrizionista, dopo aver conseguito l’abilitazione all’esercizio professionale nel 2015.

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