Zuccheri nella dieta: perchè eliminarli non è un bene

zuccheri in dieta

Che sia per il nostro percorso evolutivo o semplicemente per una questione di gusti, gli zuccheri semplici non possono spariredalla nostra dieta.
In tutte le specie animali, il senso del gusto guida l’organismo alla ricerca di specifiche sostanze all’interno degli alimenti. Il sapore dolce corrisponde all’identificazione di alimenti ad elevato contenuto energetico. Oggi, nei paesi industrializzati, gli alimenti ad elevato indice glicemico hanno subito una sorta di demonizzazione perché imputati di essere i principali responsabili dell’aumento di peso. Il dibattito sulla vera utilità della forte riduzione degli zuccheri nella dieta coinvolge da anni diverse scuole di pensiero anche all’interno della stessa comunità scientifica. In quest’ottica ci ha pensato l’Oms con il suo ultimo aggiornamento delle linee guida sull’assunzione di zucchero a tenere viva la discussione.
In Italia sono molteplici gli eventi che accolgono confronti tra gli esperti del settore. È il caso della Nutrition Foundation of Italy, che ha coinvolto esperti come Gian Luca Castelnuovo, professore associato di Psicologia Clinica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e clinico-ricercatore presso l’Ospedale San Giuseppe dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Carlo La Vecchia, Epidemiologo del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano e Ilenia Grandone, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione presso il Dipartimento di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione clinica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni. Gli studiosi, assieme agli autorevoli esponenti nella NFI hanno sviscerato il problema. Il prof. Castelnuovo sostiene i risultati di vari studi che affermano che “diete eccessivamente restrittive possono provocare squilibri nutrizionali e disturbi del comportamento alimentare. I tentativi di controllare il proprio peso tramite l’esclusione selettiva di vari alimenti considerati pericolosi, sono spesso inutili in quanto tali alimenti, per il fatto stesso di essere proibiti, possono diventare irresistibili conducendo le persone a cadere nell’abuso.
Questo vale in particolare per il gusto dolce, che riscontra un elevato indice di gradimento già nei neonati, i quali reagiscono con una espressione facciale di tranquillità e soddisfazione ad una soluzione diluita di zucchero. Nessuna demonizzazione, quindi, di fronte allo zucchero ed ai relativi cibi che lo contengono, anche se è importante favorire le capacità di gestire al meglio gli eventi stressanti senza ricorrere necessariamente o esclusivamente al cibo”. Franca Marangoni, Responsabile Ricerca NFI – Nutrition Foundation of Italy pone invece l’accento sui comportamenti della popolazione al fine di programmare interventi di prevenzione realmente efficaci: “Gli studi disponibili riportano livelli di assunzione di zuccheri totali (cioè da cibi e bevande dolci, frutta e latte) in Italia piuttosto contenuti, al di sotto sia della soglia limite indicata come accettabile dai recenti LARN, che suggeriscono, per gli zuccheri solubili, un apporto che non superi il 15% delle calorie giornaliere, e sia della media europea”.
Quello che è certo è che, in Italia, il consumo medio di zuccheri si assesta a un livello ben al di sotto della soglia di allarme. Particolare attenzione va posta, invece, sul consumo di edulcoranti, come affermato dalla dottoressa Ilenia Grandone: “Una delle novità più interessanti in quest’ambito negli ultimi anni è rappresentata dalla  stevia, una pianta originaria del Paraguay. Il potenziale di estratti di stevia come dolcificante è significativo, poiché il suo potere dolcificante è naturalmente da 200 a 300 volte superiore a quello dello zucchero e il potere calorico irrisorio. Il vantaggio di utilizzo è legato al fatto che la stevia è praticamente senza calorie. Inoltre, sembrerebbe avere effetti positivi sul senso di sazietà, sui livelli glicemici e insulinemici post-prandiali e essere anche in grado di influenzare positivamente l’insulinosensibilità”.

Giuseppe Amato

Dr. Giuseppe Amato - Biologo Nutrizionista
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Nel 2014 ho conseguito la Laurea in Biologia con lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Nell’ambito del percorso di studi ho scelto il curriculum specifico di Biologia della Nutrizione incentrando così la mia preparazione sulle principali discipline del campo tra cui fisiologia della nutrizione avanzata, nutrizione applicata, chimica degli alimenti, biochimica della nutrizione. Parallelamente al completamento del percorso di studi, ho conseguito il Perfezionamento in Nutrizione Ottimale che mi ha permesso di approfondire molti aspetti teorico-pratici della nutrizione applicata. Laureato e perfezionato, nello stesso anno ho ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione. Attualmente svolgo la professione di biologo nutrizionista in ambito privato senza tralasciare la mia passione per l'attività di divulgazione, di prevenzione e per il sociale.

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